Arte e memoria oltre l’orrore: Milano contro ogni genocidio
A Milano, l’arte si trasforma in una custode preziosa delle nostre radici, aiutandoci a onorare le vittime e a combattere l’oblio che minaccia la memoria della Shoah.
In occasione del Giorno della Memoria 2026, noi di Mostrami sentiamo il dovere di fermarci e riflettere. Come collettivo che vive di arte contemporanea e street art, sappiamo che l’espressione creativa non è mai solo un esercizio estetico: è un atto politico, un grido di resistenza e, soprattutto, un veicolo potente per la memoria collettiva.
Oggi non ricordiamo solo un evento storico; onoriamo le radici spezzate e le vite travolte dall’orrore dell’Olocausto. A Milano, questo onore assume una forma fisica, tangibile, che si incastra letteralmente sotto le suole delle nostre scarpe, trasformando la città in un museo diffuso della dignità umana.
La street art della memoria: pietre d’inciampo a Milano
Milano è una città in perenne movimento, un laboratorio di linguaggi contemporanei, ma attraverso l’iniziativa “Milano è Memoria”, continua a tessere la trama del suo passato. Il segno più tangibile di questo percorso è rappresentato dalle pietre d’inciampo (Stolpersteine). Questi piccoli cubi d’ottone non sono semplici targhe commemorative; sono interventi di arte pubblica nel senso più puro del termine. La loro forza risiede nel paradosso: sono piccole, silenziose, quasi invisibili se non si presta attenzione, eppure hanno il potere di costringere l’occhio a “inciampare” nella storia.
Ci ricordano che l’orrore non è accaduto in un altrove astratto o lontano, ma proprio sulla soglia delle nostre case.
Per il 2026, il tessuto urbano di Milano si arricchisce di 21 nuove pietre, portando il numero totale delle installazioni in città a 245. Questi cubi, prodotti artigianalmente a Berlino e Amsterdam dalla fondazione dell’artista Gunter Demnig, rappresentano il più grande monumento diffuso d’Europa. Come ha sottolineato la Presidente del Consiglio comunale Elena Buscemi, le pietre sono un “monumento vivo, internazionale”, capace di unire in una rete ideale il ricordo di chi il nazifascismo voleva cancellare.
La posa delle pietre quest’anno è suddivisa in due momenti, creando un percorso temporale e spaziale che attraversa i quartieri della città.
Il primo atto si è svolto giovedì 22 gennaio, con la collocazione di 12 pietre. Dietro ogni nome inciso nell’ottone c’è una vita spezzata che torna a vibrare nella nostra memoria collettiva. Di seguito riportate alcuni nomi:
- Eugenio Glücksmann (Via Foppa 61): ungherese, perseguitato per motivi razziali e ucciso ad Auschwitz dopo vari internamenti in Italia.
- Alfredo Pozzi (Ripa Ticinese 71): operaio della Innocenti, arrestato in fabbrica e vittima dello sterminio nazista ad Hartheim.
- Famiglia Morais-Tedeschi (Viale Abruzzi 48): Carlo, Ida e i figli Graziella e Alberto. Arrestati durante la fuga in Svizzera; madre e bambini uccisi subito ad Auschwitz.
- Ferruccio Bolognesi (Via Paolo da Cannobio): attore teatrale, simbolo della repressione culturale e ideologica del regime.
- Guido Basile: avvocato coraggioso, deportato per aver difeso legalmente un cittadino ebreo.
- Alfonso Montuoro (Via Lazzaroni): partigiano dei GAP, morto a Mauthausen il 30 aprile 1945, a pochi giorni dalla fine della guerra.
Il secondo atto avrà luogo il 12 marzo, una data scelta non a caso, ma per onorare gli scioperi del marzo 1944; in questa occasione saranno posate 9 pietre che raccontano storie di resistenza operaia e politica.
- Roberto Terrevazzi (Via Mambretti 5): partigiano milanese, la cui pietra onora l’impegno civile e il sacrificio estremo per la libertà durante la Resistenza.
- Donino Bergamaschi (Via Palanzone 17): tipografo arrestato per attività comunista e controinformazione; vittima della repressione politica contro il dissenso ideologico.
- Emanuele Giuffrida (Via Sant’Erlembaldo): operaio dell’Alfa Romeo e padre di sette figli, deportato dopo gli scioperi del marzo 1944 e strappato alla sua famiglia.
- Famiglia Sorias-Arditi (Via Pacini 20): Mosè, Clara e il piccolo Giuseppe (3 anni) furono uccisi all’arrivo ad Auschwitz. La sorella Carmen fu l’unica sopravvissuta allo sterminio.
Queste installazioni, sparse per i municipi, sono atti di arte pubblica che combattono l’indifferenza. Sostenere questi interventi significa riaffermare che la memoria non è un evento che si celebra una volta l’anno, ma un impegno civico che si rinnova ogni volta che abbassiamo lo sguardo su un marciapiede.
L’arte contemporanea come veicolo di storia
Il programma “Milano è Memoria” dimostra come il ricordo possa essere declinato attraverso molteplici linguaggi artistici.
Al Memoriale della Shoah, sotto la Stazione Centrale, il silenzio del cemento dialoga con l’arte di Mimmo Paladino. L’artista, esponente della Transavanguardia, non ha cercato di “decorare” il dolore. Le sue opere sono figure arcaiche, quasi ombre, che danno forma visibile al vuoto lasciato da chi partì dal Binario 21 per non tornare più. È un uso dell’arte contemporanea che traduce il trauma storico in una riflessione universale sulla dignità umana.
Un altro esperimento potente di arte pubblica si trova all’Aeroporto di Linate, un luogo di transito per eccellenza. Qui, dal 23 gennaio, viene inaugurata la mostra “Charlotte Salomon. Vita? O teatro?“. Salomon, artista ebrea tedesca morta ad Auschwitz a 26 anni, ha lasciato un’opera monumentale di centinaia di tempere. Esporre il suo lavoro in un aeroporto trasforma la storia individuale di Charlotte in un promemoria per ogni viaggiatore: la libertà di movimento che oggi diamo per scontata è un diritto fragile che va protetto.
Anche il teatro gioca un ruolo cruciale nel restituire identità ai numeri. Al Teatro Elfo Puccini andrà in scena lo spettacolo dedicato ad Árpád Weisz, il grande allenatore di calcio vittima delle leggi razziali. Attraverso la recitazione, la storia di Weisz diventa simbolo della dignità calpestata, utilizzando il palcoscenico per combattere l’oblio.
L’importanza della memoria: l’arte per combattere l’odio razziale
L’arte ha il compito etico di scuotere le coscienze. In particolare, la street art e gli interventi come le pietre d’inciampo nascono con la vocazione di occupare lo spazio pubblico per renderlo un luogo di cittadinanza attiva.
Un murales o una pietra d’inciampo non chiedono permesso: si impongono allo sguardo, forzando una connessione immediata tra la nostra vita di oggi e gli errori del passato. Sostenere e diffondere la conoscenza di questi interventi significa onorare le vittime e riaffermare, con fermezza, il valore inalienabile della dignità umana.
Noi di Mostrami vi invitiamo a cercare queste pietre. Non è un gioco, ma un pellegrinaggio urbano necessario. Consultate la mappa sul sito di “Milano è Memoria”, camminate per la città, e lasciate che il vostro sguardo inciampi nella storia. Solo così potremo dire davvero: Milano non dimentica.




