Arte e Cinema – Quando i ciak diventano dipinti   

Nel mondo del cinema tantissimi sono gli omaggi ai grandi artisti e le grandi opere, alcuni più espliciti, altri più nascosti. Alcuni frame di pietre miliari della cinematografia ricordano quadri altrettanto famosi in modo troppo preciso per essere casuale. Ecco alcuni esempi!

Baaria, Giuseppe Tornatore – Il quarto stato, Giuseppe Pellizza da Volpedo

Tra il 1898 ed il 1901 Giuseppe Pellizza da Volpedo conclude, dopo anni di studi ed opere provvisorie, l’opera che egli stesso definirà “Il più grande manifesto che il proletariato italiano possa vantare fra l’Otto e il Novecento”. I colori sono caldi e avvolgenti, i protagonisti si muovono lentamente con la testa alta e lo sguardo austero. Cento anni dopo, nel 2009, Giuseppe Tornatore dirige una delle opere di massimo spicco della sua carriera: Baaria. Ambientata nella prima metà del ‘900, la pellicola si stacca dall’onirismo dei precedenti “Nuovo cinema paradiso” e “Malèna”, e diviene cruda, polverosa, a tratti documentaristica e autobiografica. La scena in questione riprende una parata per le vie di Bagheria. I tratti sono gli stessi del quadro: un filtro dal sottotono decisamente caldo avvolge dei protagonisti che, lentamente, portano con sé ideologie non ancora disilluse. Sicuramente gli avvenimenti che precedono i due cortei sono differenti, ma il fine ultimo non così tanto: rivendicare i diritti all’inizio di un secolo che sembra così promettente, ma che si concluderà nell’amara consapevolezza che ad ogni progressione corrisponde anche una sconfitta.

Il conformista, Bernardo Bertolucci – Lezione di danza, Edgar Degas

È nota a tutti la predilezione dell’impressionista Edgar Degas per le ballerine. Questo celebre quadro, però, non le ritrae nell’atto del ballo, ma intente ad ascoltare il loro maestro. Nell’atto, quindi, dell’imparare. Anche in questo caso passano quasi cento anni, e nel 1970 Bernardo Bertolucci dirige un film tutt’altro che delicato: Il conformista. In una pellicola che porta a stendardo l’esposizione della cecità fascista, dell’omologazione, del giustificazionismo della cattiveria, una scena di pochi secondi ci riporta a credere nell’umanità. In una piccola stanza il protagonista, Marcello, si ferma a guardare il suo grande amore mentre insegna a delle innocenti bambine i passi di danza. In entrambe le opere, il braccio sollevato del maestro corregge la posizione delle allieve con delicatezza. In quell’istante tutto ciò che succede al di fuori di quella stanza non è importante. Lì dentro, si sta compiendo il miracolo della bellezza.

Arancia Meccanica, Stanley Kubrik – La ronda dei carcerati, Vincent Van Gogh

Arancia Meccanica è senz’altro un film divenuto un cult. Racconta di una società priva di valori, che trova la sua unica valvola di sfogo in violenze, illegalità e sfruttamenti. In questa scena il regista, Stanley Kubrik, cita il quadro “La ronda dei carcerati” di Vincent Van Gogh, che racconta il momento in cui il protagonista finisce in prigionia. Il momento in cui i carcerati sono ripresi non focalizza la sua attenzione solo sul contesto esterno del carcere; riformula il senso della prigionia interiore, dato da un movimento circolare che sembra non finire mai: il cerchio della detenzione.

Joker, Todd Phillips – Egon Schiele

In questo parallelismo, non si fa rifermento ad una particolare scena del film, bensì all’utilizzo del corpo umano. Gli studi e gli acquerelli che ci sono stati lasciati dall’artista austriaco Egon Schiele, trattano queste forme in una maniera del tutto inedita. I corpi sono accartocciati su loro stessi, spigolosi, smunti, imbruttiti. All’inizio del XX secolo, si approfondisce lo studio dell’inconscio grazie agli studi di Sigmund Freud, Robert Musil e Henri Bergson. Così anche in ambito artistico si iniziano ad esplorare uomini il cui tratto distintivo non sono l’estetica, la bellezza, il sublime che hanno guidato i secoli precedenti. L’essere umano è vivo, tormentato, messo in ginocchio dalle sue fragilità. Così come il film che racconta un punto di vista del tutto diverso da quello dell’antieroe per eccellenza Joker di Todd Phillips. Vengono messe in luce la sua gracilità e la sua personalità intricata, che si rispecchiano in un corpo altrettanto nodoso e ostico.

Shutter Island, Martin Scorsese – Il Bacio, Gustav Klimt

Concludiamo con il pluripremiato film Shutter Island, dell’altrettanto premiato regista Martin Scorsese. In questa scena, un filtro marcatamente giallo – oro spezza i colori dominanti della pellicola, tendenzialmente molto cupa. Gli stessi colori li ritroviamo nell’opera “Il bacio” di Gustav Klimt. Nelle due opere i protagonisti, soli su uno sfondo insignificante, sono stretti in un abbraccio che sembra avere la forza di fermare il tempo. Nonostante nel film la protagonista femminile compia atti difficilmente perdonabili, il sigillo di un bacio si fa paladino della forza di un amore che è lo stesso che ha regalato questo enorme successo alla tela. La sua apparente semplicità potrebbe rappresentare l’amore senza fine, incastonato in una scena completamente dorata.

Si tratta di scene che durano pochi secondi, in cui l’abilità del regista di incastonare perle artistiche risalenti a decenni prima è innegabile. L’arte non conosce forma, e gli omaggi tra forme artistiche differenti sono il chiaro esempio di questa assenza di barriere.

Di Roberta Pozzetti

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