Monica Seksich ha occhi accesi sul mondo,
quelli di una donna che transfonde
un edonismo/erotismo mitico e mistico nella sua pratica pittorica.
Il ruolo delle divinità femminili è la trama che la avvolge,
il suo orizzonte pagano è l’affermazione di uno slancio libertario.
“Città Materna” è la sua aurea micronazione,
nonché progetto collettivo, mappatura d’aspirazioni empiriche.
Elementi mitici, arcaici, principiali, vengono remixati
con sonorità art nouveau, dark, punk, industrial.
Questo approdo è segnato da “Velvet Venus”
col quale l’artista assume un’eleganza, erotica e pubblicitaria,
“candida e candita”, raggiungendo una rinnovata e affascinante sintesi.
Il lavoro di Monica Seksich si distingue nettamente
dalla nullificazione truffaldina, falsamente innovatrice,
di ciò che viene etichettato come prodotto “arte contemporanea”.
L’artista ristabilisce le linee della progettualità,
della ricerca, con tutti i rischi conseguenti a chi intraprende
un cammino estetico ed esistenziale, personale.
E se la bellezza è data dalla luminosità, l’incidenza della luce
è senza dubbio la cifra che contraddistingue l’opera della Seksich,
nella deriva che la quotidianità nasconde.