L’arte declinata in 3 colori: intervista a Ilaria Bochicchio – PRIMA PARTE   

E’ stata tra i 15 artisti di MostraMi3, poi di nuovo si è esibita in MostraMi4 e ha partecipato alle nostre attività all’Ansando e per l’Emilia Romagna: Ilaria Bochicchio, classe 1988, pittrice e illustratrice.
In occasione della sua prossima personale, “Odissea”, abbiamo voluto parlarvi un po’ di lei con questa nuova intervista.
Ancora una volta sarà divisa in due parti, keep in touch!

1) Dicci un po’ di te.. chi è Ilaria dietro i pennelli?

Impulsiva, sensibile (a volte anche troppo), ottimista, nomade a causa della mia insofferenza alla monotonia.

Sono completa solo insieme ai miei pennelli, tele, matite,.. attraverso quello che creo le mie idee prendono forma, i miei stati d’animo si concretizzano sulla tela, nuovi personaggi che ho nella testa prendono vita; tutto questo mi diverte tantissimo e fa parte di me.

I tuoi personaggi ti somigliano o appartengono al mondo esterno o a quello dei sogni?
I miei personaggi esistono tutti, io dipingo la mia realtà, quello che mi circonda, le persone e riempio i miei personaggi con miei stati d’animo, i miei umori.. Non c’è niente di inventato.

2) Qual è il tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico ha inizio quando ero piccola, a causa del mio caratteraccio ero spesso in punizione, e chiusa nella mia stanza passavo tutto il tempo a disegnare (per me era il massimo!)
Ho frequentato il liceo artistico a Maratea e dopo la maturità mi sono trasferita a Roma dove ho frequentato lo IED indirizzo illustrazione e animazione multimediale. Dopo i tre anni ho sentito la necessità di specializzarmi e mi sono trasferita a Milano dove ho frequentato il Mimaster master in illustrazione. In questo stesso anno ho avuto le prime grandi soddisfazioni: è stato pubblicato il mio primo libro illustrato “Adrian vuole andare a scuola” che narra la storia di un ragazzino rom. Il libro ora è stato “adottato” da Amnesty International. Ho vinto il III premio al concorso internazionale “Conflict War Balloons” presidente di giuria Sergio Toppi e hanno esposto le opere al Palazzo Ducale di Genova. Il secondo anno milanese è stato ancora più gratificante: ho conosciuto e partecipato a MostraMi, ho fatto diverse esposizioni personali e collettive e ho realizzato le illustrazioni per il romanzo “la vera storia di Paul il polpo” di Luciano Minerva.

3) E il tuo sogno nel cassetto?

Credo che uno dei miei sogni lo sto già vivendo.

Non ci basta, vogliamo qualche indiscrezione…..

Vorrei avere così tanti soldi per dipingere e viaggiare tutta la vita senza sosta.

4) Se ti chiedessimo cos’è l’arte secondo te? Trovi che oggi l’arte sia diversa da quella che è stata in passato?

L’arte secondo me si può dividere in due grandi insiemi: l’arte fine se stessa, il bello, l’effimero che allieta solo lo sguardo e l’arte con un messaggio, un idea, un concetto, un sentimento che spesso è più difficile da comprendere. Infine c’è l’insieme che fonde le due cose ed è la più alta espressione artistica che allieta lo sguardo e l’anima.
Trovo che l’arte di oggi sia molto diversa dall’arte del passato ma, ancora di più la figura dell’artista. Oggi come ieri l’artista è lo specchio della società.
L’artista attuale è spesso concentrato solo su se stesso, non si confronta con gli altri, sembra quasi che il suo messaggio è “sacro”.
Quello che manca è una vera corrente artistica, un unione di menti che creano, condividono, che si confrontino e che raccontino senza ipocrisia e luoghi comuni. Ovviamente non sto generalizzando.
Come esempi mi riferivo a movimenti artistici come l’impressionismo nato nel Salon des Refusées, dei fauves, del gruppo cobra..
Dovrebbe nascere spontaneamente tra persone che condividono gli stessi interessi con tanta passione e con una forza emotiva rilevante.

Ilaria per ora ti lasciamo alla preparazione della tua mostra ma non finisce qui….dovrai rispondere ancora a qualche nostra domanda!!!!

Grazie, a prestissimo!

One Response to L’arte declinata in 3 colori: intervista a Ilaria Bochicchio – PRIMA PARTE

  1. Mattia says:

    Lo strano effetto d’assenza di gravità che mi hanno trasmesso le poche (ma ricchissime) tavole a disposizione hanno fatto si che, curioso, andassi a leggere la tua intervista.
    “L’artista attuale è spesso concentrato solo su se stesso, non si confronta con gli altri, sembra quasi che il suo messaggio sia “sacro”.
    Quello che manca è una vera corrente artistica, un unione di menti che creano, condividono, che si confrontino e che raccontino senza ipocrisia e luoghi comuni.”
    La possibilità di trovare una linea di pensiero affine alla mia, pareva ormai un miraggio, mi ha davvero sorpreso leggere queste parole, specie se dette da una persona della mia stessa generazione. Mi scoccia essere a Roma mentre tu e le tue idee siete a Milano, ti avrei proposto un’improvvisato salotto di corrente creativa fuori dalle regole, comprese quelle per dar vita a qualcosa fuori dalle regole.
    Ho 26 anni, scrivo. E se ti andrà di leggere qualcosa che potrebbe ispirarti o semplicemente vorrai scambiare qualche idea, sfrutta la mia mail.
    Vai, sfonda le barriere.

    Mattia

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