Ecologia e arte: il riuso creativo dal continente nero   

Domenica 25 giugno si è conclusa RiartEco, la mostra che unisce arte ed ecologia per trasformare i rifiuti in oggetti d’autore, e abbiamo pensato di dirvi due parole in più in merito ad alcuni autori che hanno fatto del riciclo e del riuso creativo il loro cavallo di battaglia per esprimere loro stessi.


Non stupisce che molti artisti che “giocano” con i rifiuti provengano da paesi sostanzialmente poveri, prova evidente di come la condizione sociale del popolo e l’ambiente che lo circonda influiscano sulla sua percezione della realtà, portandolo ad una rielaborazione che non può prescindere dal contenitore in cui la forma mentis si sviluppa.

Un primo artista che ci teniamo a farvi (ri)conoscere è Romuald Hazoumé, scultore e pittore beninese attivo dagli Ottanta ad oggi. Hazoumé tramite le sue opere si pone in contrasto con il mondo occidentale: dalle facce di plastica e dai sorrisi deturpati delle sue maschere sembra provenire un urlo di orgoglio e rivalsa su quanto l’Africa non sia affatto una discarica, ma una terra ricca di misticismo e incanto che non merita alcun assoggettamento da parte dell’Occidente. Perseguendo questo concetto l’artista prende gli stessi rifiuti occidentali e li trasforma, annullando così il loro potere deleterio, trasformandolo al contrario in simbolo di rinascita e ciclicità del tempo. I suoi feticci sono oggetti di varia natura: aspirapolveri colorati, cazzuole da muratore e taniche corrose, queste ultime utilizzate come supporto per le sue maschere stilizzate e costituite esclusivamente da materiali di recupero.


arte ecologia


Un altro artista di cui vorremmo parlarvi è Willie Bester, scultore sudafricano conosciuto per le sue opere realizzate con oggetti trovati a terra.
Willie usa gli avanzi della società con il tentativo di ripercorrere la storia politica del Sudafrica. Con un approccio a tratti archeologico, Bester ne ricostruisce la struttura per rivelare le facce nascoste delle realtà sudafricane. I suoi lavori sono giustapposizioni di oggetti stravaganti, di spazzatura trovata nelle numerose township del sudafrica: scarpe, ossa, barattoli di latta, ritagli di giornale, rottami metallici. È lo stesso Bester ad affermare: «Le persone hanno costruito una resistenza verso tutto ciò che riguarda la psiche del genere umano o le persone o loro stesse. Credo che dobbiamo protestare contro tutto ciò che è sbagliato. Non c’è via di scampo; rimanere apolitici è un lusso che i Sudafricani semplicemente non si possono permettere». Per questo Bester agisce in modo quasi aggressivo con la sua arte: il suo atteggiamento è attivo, di lotta. L’arte per Bester è volontà di opposizione politica, strumento prediletto per il risveglio consapevole delle coscienze degli oppressi. «Per me l’arte, è uno specchio che mi consente di riflettere ed attirare l’attenzione sulle atrocità commesse dal governo dell’apartheid e da tutti i governi del mondo in cui i diritti umani sono violati.»


arte ecologia


L’ultimo artista di cui vorremmo parlarvi è Georges Adéagbo. Le sue opere non hanno inizio né fine, sembrano incerte, incompiute. Georges non espone per esibire la bellezza degli scarti ma per conservarne la quotidianità, dandogli un ordine che risponde alla concezione del loro mondo. Si potrebbe parlare di horror vacui, di “arte della memoria” che vuole tenere in vita ogni cosa abbia incrociato il nostro cammino. L’intento è di comunicare, di parlare con gli altri. Tramite questo processo concettuale viene a compiersi una sorta di unione tra vita e arte: gli oggetti vengono messi in relazione tra loro per trattare l’urgenza di un argomento, utilizzando un approccio che ha molto di istintuale. Per questo si parla di installazioni effimere, perché la loro essenza è concepita per avere senso esclusivamente in un preciso spazio-tempo. L’artista si situa a metà tra la figura del collezionista, del curatore e dell’etnologo: non accumula gli oggetti con spirito conservativo ma li riunisce come fossero parte di una collezione frammentata e destinata a morire. Seguendo il fluire delle sue idee, Georges s’interessa al carico di significato sociale e culturale degli oggetti e alla loro circolazione, con una predilezione per i rifiuti, testimonianza di un consumismo ciclico che ha già raggiunto il suo culmine.


arte ecologia

Speriamo che questo breve excursus sul riuso creativo di oggetti di rifiuto e scarto sia stato di vostro interesse.
Cogliamo l’occasione per dirvi che adesso potete consultare le foto dell’opening di RiartEco Milano – Edizione 2017 direttamente sulla pagina Facebook di Mostrami. Cosa aspettate?
Nel frattempo vi annunciamo che tante novità sono in arrivo per la nuova stagione di Mostrami Factory, anch’essa finalmente “di casa” a Fabbrica del Vapore, e che il progetto potrebbe decollare già da settembre! Stay tuned!

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